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“Ex malo, bonum”, ovvero tiriamo fuori il bene dal male. Dopo il disastro per gli italiani nelle elezioni provinciali, si puó finalmente parlare di loro (cioé di noi). Parlare della identità degli italiani dell’Alto Adige. Una identità diversa da quella del resto dell’Italia e quindi, proprio per questo, da sostenere ed alimentare con strumenti locali ad hoc. Ed é qui che che siamo all’anno zero, o quasi. La storia locale, l’economia locale, le istituzioni locali, l’Autonomia, fanno parte dell’insegnamento standard nelle scuole italiane?
La televisione pubblica Rai, ha autonomia, tempi e mezzi aggiuntivi per informare adeguatamente gli Altoatesini?
Bambini italiani che vengono iscritti nelle scuole materne e medie tedesche “cosí imparano il tedesco”, senza tener conto che una lingua é solo un aspetto di una cultura e di tradizioni proprie di un gruppo. Devono essere offerte anche altre vie verso “l’altoatesino nuovo”, quella seconda voce del dialogo interculturale su cui deve basarsi l’Autonomia dell’Alto Adige/ Südtirol. Ex malo, bonum; approfittiamo di questo amaro dopo-elezioni per avviare un confronto aperto sulla identità italiana in Alto Adige e su come essa possa giocare un ruolo importante per il futuro della nostra terra.
A quarant’anni di solito non succede, ma all’Autonomia Altoatesina invece é successo: non essere
ormai piú sexy. Dal 1972, anno di approvazione del “Pacchetto” e di tutte le novità in esso contenute, siamo arrivati all’inizio della ottava legislatura 2013-2018 e si nota un calo di appeal.
A votare ci vanno sempre meno cittadini; tra quelli di lingua italiana quasi il 40% rinuncia ad andare alle urne.
Tra gli eletti nel massimo organo di governo dell’Autonomia, 10 consiglieri hanno scritto sulla loro bandiera : “Via dall’Italia”. Essi rappresentano un terzo della rappresentanza di lingua tedesca in Consiglio. Nello stesso Consiglio, dove quarant’anni fa sedevano 11 rappresentanti di lingua italiana, oggi ne siedono 5.
Insomma, l’Autonomia, nata anche come garante della convivenza e degli equilibri etnici, non fa piú innamorare.
Non rassegnamoci ai gravi sintomi di caduta del desiderio di questi ultimi tempi!
Scelta Civica per l’Alto Adige/Südtirol ha mancato il suo risultato elettorale, ha perso e non sarà presente nel prossimo consiglio provinciale. Essa si proponeva di arricchire lo schieramento autonomista italiano, ma non ci é riuscita. A questo punto, la presenza italiana si é alquanto ridotta ed impoverita ; in consiglio provinciale siedono 5 consiglieri italiani (su 35!. Il 14%!) e rappresentano partiti incompatibili tra loro. In Giunta provinciale sarà presente un solo assessore italiano su nove! Il punto piú basso della storia dell’Autonomia, dal 1948 ad oggi.
E pensare che con questo Consiglio Provinciale si dovranno affrontare temi esiziali per la comunità italiana, come il contrasto alla crisi economica, l’energia, le riduzioni al bilancio provinciale, il sistema scolastico, le “scorie” della storia e di un passato che non passa.
La voce degli italiani sarà flebile, la possibilità di presentare e sostenere proposte strategiche per tutto l’Alto Adige sarà ridotta l minimo.
Poveri Italiani! (e non per colpa di tedeschi).
Una notizia impensabile solo alcuni anni fa: una impresa sudtirolese “simbolo” viene offerta e ceduta ad un imprenditore italiano! La piú grande ditta di costruzioni della nostra provincia, la ZH di Campo Tures viene acquistata da un’impresa edile di Treviso, la ditta Carron. Quest’ultima, una tipica impresa familiare italiana del nord-est, guiderà il gruppo, con una quota di maggioranza e di conseguenza “acquisterà” tutto il mercato altoatesino di ZH, impresa locale purosangue. Una sostituzione nella cabina di comando di un gruppo che sta eseguendo importanti opere pubbliche e interventi immobiliari “sensibili” in tutta la provincia. Il motivo del cambio é economico e ZH chiede di entrare in amministrazione controllata in alternativa al fallimento. Evidentemente l’impresa Carron sarà chiamata ad apportare capitale fresco sufficiente per salvare la situazione. Morale della favola (la quale mi auguro abbia un lieto fine con il salvataggio dell’impresa e dei posti di lavoro):
– nessuno puó piú immaginare ragionevolmente un’economia sudtirolese chiusa nei suoi confini e diffidente verso quelli che “vengono da fuori”, tanto peggio se da sud;
– al contrario, l’integrazione di imprese locali con partner validi in Italia ed all’estero puó essere il modo migliore per sopravvivere, svilupparsi e rispondere alle sfide della crisi e della globalizzazione;
– il protezionismo economico é un palliativo e non é una risposta valida alla crescente concorrenza;
– il capitalismo patriottico non esiste: i conti devono tornare, in Sudtirolo come nel resto del mondo!
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“Ex”, é la preposizione piú usata quando si vogliono definire partiti, rappresentanti politici e le loro posizioni. In altre parole, per giudicare il presente, si usano le categorie del passato. Ex democristiano, ex comunista, ex fascista; i richiami sono forti e le caselle in cui inserire partiti e persone sono ben collaudate. Sono le caselle della contrapposizione ideologica di tutto il secolo scorso. O si era di qua, o si era di là, il Bene ed il Male, a seconda del punto di vista. Il Bene ed il Male ci sono ovviamente anche oggi, ma non albergano necessariamente qua o là nei vecchi schieramenti.
Questa usuale divisione del mondo viene applicata anche al microcosmo sudtirolese con il risultato che il passato non passa, le trasformazioni della società non vengono avvertite sufficientemente e si perde l’appuntamento col futuro. É ora di cambiare ed apprezzare finalmente le idee e le proposte per quello che valgono e non per chi ne è l’autore o per il suo passato politico. Chiudere con la stagione del pregiudizio e del disprezzo reciproco, investire in fiducia. il Nuovo avanza, se il Passato passa.