Alberto Stenico

“Di scuola-lavoro non si può morire!”, denunciano con ragione gli studenti in molte piazze italiane dopo l’incidente nel quale ha perso la vita Lorenzo Parelli, uno studente di 18 anni impegnato in un’azienda nell’ambito del percorso scuola-lavoro. In questo, come in ogni altro incidente sul lavoro, andrà individuata l’eventuale non osservanza delle norme di sicurezza e la responsabilità dei preposti. Se necessario va anche rivista e corretta la modalità del percorso scuola-lavoro così come è stato introdotto nella legislazione scolastica italiana. Di contro, non sarebbe giusto, a parer mio, svalutare questa e tante altre esperienze di formazione tra le aule e le aziende. Se la scuola ha un ruolo centrale, il mondo del lavoro è il suo necessario complemento. L’una senza l’altro non funziona, e viceversa. Nessuno, e in primo luogo lo studente, desidera una scuola “fabbrica di disoccupati”, così come nessuna azienda o ente potrebbe sopravvivere con collaboratori privi di una adeguata formazione generale e specifica. La mancanza di rapporto tra scuola e lavoro avrebbe effetti negativi, soprattutto per chi si deve inserire nel mondo delle professioni. Read More

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Di mia madre, quando leggevamo assieme il giornale, non sopportavo la scelta di dedicare particolare attenzione e più tempo ai necrologi. La sollecitavo ad andare oltre, voltare pagina, ma a lei invece interessavano molto. Adesso, con l’età, capisco di più mia madre ed ammetto di somigliarle anche un po’. Mi ritrovo sulla pagina dei necrologi e vedo sempre più distintamente una parte della vita della mia città della cerchia dei conoscenti che se ne va. Conosco e riconosco sempre più persone con le quali ho condiviso qualcosa e spesso persone che hanno improntato la vita pubblica della nostra città. Read More

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La nuova Bolzano ha un nuovo centro città: il Twenty. Me ne sono convinto frequentandolo occasionalmente in questo ultimo periodo ed osservando il numeroso pubblico che lo affolla. E’ presente una quantità di giovani e di bambini che nelle piazze e nelle strade di Bolzano normalmente non si vede più, gli stranieri sono numerosi sia tra i clienti, che tra il personale, ci sono tanti cittadini dei quartieri limitrofi alla (ex)zona industriale, non ci sono turisti. Sento però parlare molte lingue, è un ambiente cosmopolita. Pare di essere in una nuova piazza bolzanina con caratteristiche diverse dal solito sia per composizione sociale, sia per modalità di incontro. La piazza di una nuova Bolzano. Read More

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E’ sorprendente scoprire come la conoscenza di diverse lingue sia diffusa nei luoghi di lavoro della provincia di Bolzano e come così tante aziende sappiano rapportarsi con i propri clienti nella loro lingua. Locali pubblici, alberghi, aziende artigiane e industriali, imprese culturali, dei trasporti, del tempo libero: in quasi tutte queste realtà opera personale che, singolarmente o collettivamente, riesce a fornire servizi plurilingui. Una o l’altre delle collaboratrici e dei collaboratori usa un buon italiano, un buon tedesco o un buon inglese. Read More

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Le parole sono come pietre e vanno usate con molta attenzione. Mi è capitato di pensarlo in questi giorni quando, di fronte al fenomeno delle scuole parentali in provincia di Bolzano, qualcuno le ha inopportunamente collegate alle “Katakombenschulen” (Le scuole nelle catacombe), auto-organizzate dalla popolazione sudtirolese per poter continuare ad insegnare ai bambini in lingua tedesca, dopo il divieto imposto dal Fascismo in Alto Adige e nelle altre aree con minoranze linguistiche. La repressione del Regime verso gli insegnanti fu allora durissima con centinaia di condanne, molte al confino. In un caso, quello della maestra Angela Nikoletti, il carcere e tutte le altre angherie ne provocarono la morte in giovane età. Che relazione c’è tra quella tragica realtà storica e le pur criticabili iniziative di un gruppo di no vax in queste settimane. Katakombenschulen non è una parola fuori contesto e poco rispettosa per chi quell’esperienza l’ha veramente sofferta? Read More

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