Alberto Stenico

“La convivenza tra i centri abitati e i grandi impianti siderurgici è quanto mai difficile. L’Italia è piena di casi di “divorzio” tra fabbrica e città con tutte le conseguenze negative del caso: a Bagnoli, a Cornigliano, a Piombino hanno perso entrambe le parti. Non hanno vinto ne’ le istanze ambientali degli abitanti, ne’quelle occupazionali e produttive dei sindacati e delle imprese.
Il prossimo 6 settembre a Taranto, si giocherà il futuro dell’Ilva, uno dei maggiori impianti italiani: la proprietà ha annunciato l’intenzione di chiudere lo stabilimento e per 15.000 dipendenti si prospetta un futuro nero. La partita tra Governo, Sindacati, Ambientalisti e Impresa potrebbe avere un pessimo finale per tutti.
A Bolzano nel 1994 la situazione era altrettanto o forse più complessa. La Falck aveva annunciato l’intenzione di chiudere le Acciaierie, i cittadini dei quartieri contigui erano esasperati dall’inquinamento, i sindacati mobilitati a difesa dei posti di lavoro. E l’Ente Pubblico, la Provincia Autonoma di Bolzano? Per essa si apriva una sfida veramente difficile, in quanto governata da un partito – la Südtiroler Volkspartei -SVP – in generale poco propensa verso l’industria e, in questo caso, favorevole alla chiusura dello stabilimento, costruito durante il Fascismo con esplicite finalità di snazionalizzazione dei Sudtirolesi. Tra la Falck che se ne voleva andare e la Provincia politicamente ostile, la partita era persa in partenza.
E’a questo punto che il confronto tra le parti fa un salto di qualità politico in quanto tutti capiscono che sulle macerie di un mancato accordo non si costruisce il futuro desiderato dai singoli.
La Provincia escogita una soluzione di garanzia per tutta la comunità locale in quanto acquista il terreno dai Falck e si garantisce così il diritto di poter determinare il futuro anche urbanistico dell’insediamento. I cittadini ben organizzati nei loro comitati approfondiscono in modo pragmatico le soluzioni tecnicamente possibili per ridurre al minimo l’inquinamento acustico e dell’aria. Il Sindacato si batte per la continuità occupazionale. A questo punto lo stabilimento può essere concesso in affitto al gruppo Amenduni, che si insedia col vincolo di investire nell’ambiente e nell’aggiornamento tecnologico.
A 35 anni di distanza, la fabbrica va e paga tasse alla Provincia fino a diventarne il secondo contribuente e la convivenza con i quartieri funziona. La SVP ha superato le sue posizioni iniziali, sconcertando i nazionalisti italiani abituati a considerarla il killer dei posti di lavoro italiani.
Bolzano è ora una delle poche città ad aver fatto pace con le sue Acciaierie “urbane”.
Ha vinto la Politica con la P maiuscola, che ha saputo mediare in modo pragmatico e trovare soluzioni adatte a salvaguardare ambiente, lavoro e convivenza sociale ed etnica.
Taranto è molto lontana da Bolzano, il metodo potrebbe non essere poi così..lontano.”
(www.albertostenico.it)

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Dopo Ponte Roma, sulla destra, comincia la zona industriale di Bolzano, pardon “Bolzano sud” come viene chiamata ora, innovando un linguaggio in uso a tre generazioni di Bolzanini. Read More

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Per migliaia di altoatesini di fede musulmana oggi comincia il Ramadam e si concluderà il 4 giugno: un periodo speciale e molto importante per tutti loro. La scorsa settimana la comunità Sikh altoatesina ha attraversato con un corteo variopinto di mille persone la città di Bolzano per festeggiare la loro ricorrenza religiosa annuale. La comunità cinese locale, ha fondato l’altro ieri con grande cerimonia una propria cosiddetta “camera di commercio” con 160 imprenditori dei vari settori.
Fatti questi che confermano come i nostri nuovi concittadini, pure positivamente integrati nella società locale, curano collettivamente le loro culture di origine e mantengono proprie tradizioni e stili di vita. Con ragione.
Chi pensa che l’auspicato processo di integrazione degli immigrati significhi che essi “diventino come noi” o “accettino tutte le nostre regole”, si sbaglia. L’immigrazione rappresenta per la nostra comunità una sfida culturale completamente nuova e che mette in discussione nostre abitudini e nostri cosiddetti “valori” fondamentali. Gli immigrati e le loro comunità ci confrontano con lingue parlate, tradizioni alimentari, stili di vita, abbigliamento, ruoli di genere, cadenze del calendario molto diverse dalle nostre. La fine del Ramadam sarà giorno lavorativo o giorno di festa per i lavoratori di fede musulmana? Quale formazione religiosa viene proposta nella scuola pubblica ai bambini di queste famiglie? Ci saranno prima o poi loro proprie scuole confessionali?
Segnali di un cambiamento epocale che potrà avere un esito positivo e di arricchimento generale attraverso una profonda integrazione dei nostri nuovi concittadini.
Ma l’esperienza porta a pensare che noi stiamo andando verso società parallele, che rimangono tali pur in una compresenza pacifica, una a fianco dell’altra.
Del resto non è proprio questo il modus vivendi consolidato in Alto Adige tra i gruppi storici, quello italiano, tedesco e ladino? Abbiamo adottato il “nebeneinander”(fianco a fianco), se non addirittura l’ “ohneeinander”(gli uni senza gli altri).
Siamo patria delle società parallele.
(www.albertostenico.it)

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“Bambini ed adolescenti musulmani nella scuola.
Informazioni, orientamenti e consigli”
L’opuscolo distribuito con questo titolo agli insegnanti delle scuole pubbliche dell’Alto Adige ha destato molte polemiche tanto da essere ritirato dalla circolazione in attesa di correzioni. Read More

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“Per le case popolari basterebbe anche il pavimento in laminato plastico o in linoleum”, dice un esperto immobiliare osservando il nobile pavimento di parquet dei nuovi alloggi IPES (Istituto Per l’Edilizia Sociale) di Bolzano pronti per la consegna alle famiglie (a basso reddito) assegnatarie. Effettivamente la qualità del patrimonio edilizio pubblico altoatesino è altissima, addirittura generalmente maggiore di quella del privato. Read More

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