Alberto Stenico

A Bolzano, il nuovo ed il bello avanzano. Molti tra noi sono di un’opinione diversa o forse non se ne accorgono, ma comunque la città sta cambiando in meglio. Peraltro, Bolzano ha sempre avuto un grande problema con le sue trasformazioni: esse non sono mai state accolte volentieri dalla generalità (o dalla maggioranza) dei suoi cittadini. Ha fatto i conti con questo sentimento diffuso già il Sindaco Julius Perathoner ad inizio ‘900 quando ha autorizzato la costruzione di via Cassa di Risparmio in uno stile estraneo come quello Bavarese, tanto più (e tanto peggio) è andata con le architetture dell’epoca fascista ancorché ricche di pregevoli edifici di stile razionalista, vissute al loro apparire con profonda dissociazione da parte dei concittadini di lingua tedesca. Gli esempi potrebbero continuare con il grande conflitto per la ristrutturazione del quartiere delle Semirurali, con la trasformazione della zona da industriale a mista/servizi, con la perenne contesa tra la Bolzano agricola e quella urbana. Le novità vengono viste con sospetto e raramente si percepisce un comune apprezzamento e godimento del “nuovo che avanza”.
Tutto ciò a che fare con percezioni diverse e non condivise in modo omogeneo del senso della propria città. A Bolzano siamo un po’ un melting pot.
Un’altra causa di diffidenza verso le trasformazioni deriva dalla nostra composizione demografica. L’età media dei bolzanini è di 45,5 anni (in provincia 43,2), il tasso di vecchiaia – over 65/under 14 – è di 171,8, (in provincia il tasso di vecchiaia è 128).
E’ naturale che una popolazione così composta abbia un forte legame con la Bolzano com’era una volta e che che soffra nel vederla piano, piano scomparire. Per molti, la città ha subito diverse ferite non ancora cicatrizzate.
Un tale sentimento, oltre a non consolarci per un passato che non torna, rischia di non farci percepire, né apprezzare tutto il moderno bello che è stato realizzato a Bolzano nel corso dei decenni.
In genere lo riconoscono con maggiore facilità le persone che vengono da fuori e non hanno i riflessi condizionati della storia di Bolzano. Viviamo in una città con buoni standard edilizi e con alti livelli di progettazione.
Abbiamo nuovi quartieri “popolari” che non hanno nulla da invidiare a quelli “signorili”, sia per la qualità urbanistica e delle case, sia per il verde fruibile e per i servizi.
E’ vero, de gustibus non est disputandum, ma a mio parere, abbiamo costruzioni nuove e straordinarie ovunque in città, dalla zona produttiva (Salewa, l’Alperia Tower, il NOI/ex Aluminia, la torre Hafner, ecc.), in centro: il Teatro Comunale, il Museion ed i suoi ponti, l’Università, i palazzi di via Alto Adige, la nuova Stazione Autocorriere, il Palais Campofranco reinterpretato, l’edificio del Grifone, la sede della Provincia davanti alla stazione ferroviaria, l’Eurac. E ancora la nuova Cantina Bolzano e la Claudiana a san Maurizio, il nuovo ponte pedo-ciclabile sull’Isarco a nord della città.
Bolzano si rinnova e per fortuna.
Memoria, sì, nostalgia,no!

(www.albertostenico.it)

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Il Governo italiano ha approvato in questi giorni le norme speciali sul censimento della popolazione in provincia di Bolzano ed ha confermato anche la rilevazione dei dati sulla scelta dell’appartenenza al gruppo linguistico da parte dei cittadini altoatesini. E’ la conferma di un metodo introdotto per la prima volta nel censimento del 1981 e che allora sollevò parecchie reazioni compresa quella più radicalmente contraria e sostenitrice del rifiuto della dichiarazione stessa. Il censimento, si sosteneva, avrebbe creato per sempre le cosiddette “gabbie etniche”. Read More

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A Cavalese hanno buon motivo di festeggiare in questi giorni con un “Pranzo da Principi”. Sono infatti 910 anni che esiste la Magnifica Comunità di Fiemme, costituita nell’anno 1111 con l’atto di transazione tra il Vescovo Gebardo e i rappresentanti della popolazione della valle (“patti Gebardini”) La popolazione aveva rivendicato più autonomia ed autogestione del territorio, oltre a una riduzione della pressione fiscale. Una volta concessone il diritto, era nata così una immensa proprietà comune, composta da boschi, pascoli, sorgenti, strade, proprietà facente capo agli abitanti dei paesi della valle (i “vicini”) ed amministrata su basi democratiche con l’elezione periodica di un rappresentante unico (lo “Scario”). La Magnifica è stata la prima, ma non l’unica forma di assetto fondiario collettivo presente nel territorio alpino. Read More

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Il patrimonio ereditario è stato accumulato e con fatica nel corso del tempo: si è cominciato quel 5 settembre del 1946 con la stretta di mano tra Degasperi e Gruber, che suggellava una intesa tra Italia ed Austria sul futuro della provincia di Bolzano. Sulle macerie della seconda guerra mondiale, nasceva un nuovo modo di affrontare una controversia tra due Stati, quello della mediazione. Tra un’Austria che aspirava alla riunificazione del Tirolo storico e un’Italia che difendeva il confine del Brennero, si concordò sulla prospettiva di una forte autonomia della provincia di Bolzano, all’interno dei confini nazionali italiani. Quanto la bilancia del compromesso pendesse più da una parte rispetto all’altra, è valutazione tutt’ora opinabile, ma una cosa è certa: il risultato di quella stretta di mano del 5 settembre 1946 è un’Autonomia altoatesina che garantisce sul suo territorio pacifica convivenza. Essa ha raggiunto nei decenni una sua “faticosa esemplarietà”. Read More

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