Alberto Stenico

Indipendentemente dalla buona volontà delle parti in causa, la vertenza dei lavoratori della Solland Silicon di Sinigo (Merano, Bz), diventa una questione etnica. Come quasi tutto in provincia di Bolzano. La Provincia (“tedesca”) sostiene il piano di smobilitazione dello stabilimento con successiva bonifica dei terreni, re-urbanizzazione e possibile insediamento di nuove aziende e i lavoratori (“italiani”) non si fidano, scioperano e chiedono un incontro a Roma al Ministero. Il Sindaco di Merano (“tedesco”) considera la fabbrica altamente pericolosa, l’opinione tecnica e politica “italiana”, è invece più rassicurante. Le associazioni delle piccole imprese locali (“tedesche”) vedono con favore la fine dell’attività dell’azienda con recupero di terreni per l’artigianato e il commercio, i lavoratori si oppongono alla “fine di una storica e importante attività industriale, nata 70 anni fa, nel 1926”.
Forse il punto vero è proprio questo: fin dalla sua nascita, nella fabbrica allora Montecatini hanno trovato occupazione (e casa!) molti lavoratori attirati a Sinigo da altre province italiane. La popolazione locale sudtirolese non ha mai accettato questo insediamento e tantomeno lo ha considerato uno strumento del suo sviluppo economico. Il virus etnico è nato allora e continua periodicamente a ricomparire. Con gli uni ad augurarsi la chiusura della fabbrica e gli altri a difenderla sempre e comunque.
C’è da augurarsi che la vertenza si risolva bene con la continuità occupazionale per i lavoratori. Con la consapevolezza, però, che ancora tanti – troppi – aspetti della nostra vita sociale vengono considerati preliminarmente ( e spesso inconsciamente) sotto uno sguardo etnico.
Prognosi? Ne avremo per molto tempo.
(www.albertostenico.it)

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Visti da qui – da questa terra tra i monti – i risultati delle recenti elezioni in Israele sono significativi per tanti motivi, ma particolarmente per temi di comune interesse tra i nostri territori. E’ in corso, infatti, da oltre un decennio un intenso scambio di informazioni sulla nostra Autonomia con rappresentanti di diverse Istituzioni israeliane. Esse hanno dimostrato una crescente curiosità per la soluzione adottata dall’Italia a tutela delle sue minoranze, tedesca e ladina. Siamo considerati un esempio positivo di superamento di un conflitto etnico attraverso pratiche conciliative dei diversi interessi in campo. Read More

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Delle grandi Utopie ed Ideologie economiche e politiche del diciannovesimo secolo rimane molto poco. Forse è meglio così, visti i disastri che si sono compiuti nel mondo nel loro nome. A sopravvivere ed a rinascere continuamente è forse solo un’Utopia economica, quella di chi pensava che la povertà si potesse vincere solo per iniziativa in prima persona dei poveri stessi: la Cooperazione. Essa è nata tra lo scetticismo e l’opposizione dei gruppi sociali dominanti nel diciannovesimo secolo e di molta accademia economica. Read More

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“La convivenza tra i centri abitati e i grandi impianti siderurgici è quanto mai difficile. L’Italia è piena di casi di “divorzio” tra fabbrica e città con tutte le conseguenze negative del caso: a Bagnoli, a Cornigliano, a Piombino hanno perso entrambe le parti. Non hanno vinto ne’ le istanze ambientali degli abitanti, ne’quelle occupazionali e produttive dei sindacati e delle imprese.
Il prossimo 6 settembre a Taranto, si giocherà il futuro dell’Ilva, uno dei maggiori impianti italiani: la proprietà ha annunciato l’intenzione di chiudere lo stabilimento e per 15.000 dipendenti si prospetta un futuro nero. La partita tra Governo, Sindacati, Ambientalisti e Impresa potrebbe avere un pessimo finale per tutti. Read More

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