Alberto Stenico

Il 15 ottobre 1957 il Sindaco di Bolzano riceve un telegramma: il Ministro dei Lavori Pubblici gli comunica che Roma ha messo a disposizione 2,5 Miliardi (di Lire) per la costruzione di un nuovo rione con 5.000 abitazioni, edifici per i servizi pubblici, chiese. Una buona notizia? Al contrario, si tratta di una vera e propria bomba politica talmente potente da mettere in crisi le istituzioni dell’intera Regione Trentino Alto Adige. Da un provvedimento apparentemente positivo, anche alla luce del grande fabbisogno di alloggi sociali, ne è conseguito uno periodo di pessimi rapporti politici ed etnici in provincia di Bolzano. Una contraddizione solo apparente: le case servivano eccome, ma la domanda di fondo era “per chi”? A quei tempi dominava la preoccupazione per i nuovi arrivi e si temevano grandi sconquassi degli equilibri etnici. Quindi prima di costruire le case, serviva sapere chi ci sarebbe entrato ad abitare. La situazione è fortunatamente cambiata con l’introduzione di criteri concordati per l’assegnazione degli alloggi e con l’amministrazione autonoma dell’Istituto Per l’Edilizia Sociale. La diffidenza etnica è nel frattempo relativamente superata, ma ben presto sostituita dalla diffidenza sociale, che rappresenta un nuovo freno ad una grande espansione dell’edilizia popolare, della quale ci sarebbe estremo bisogno. Le nuove tante case popolari sarebbero oggi quanto mai necessarie per dare risposta alla nuova domanda espressa dai giovani, dalle persone a basso reddito, dagli immigrati e da tanti altri. Un programma straordinario di edilizia sociale sarebbe il vero investimento sul futuro del nostro territorio. Non mancherebbero i fondi necessari e nemmeno i terreni o le cubature esistenti da recuperare. Manca purtroppo ancora una risposta unanime e convinta alla domanda “Nuove case. Per chi?” O peggio, la risposta esplicita o sottintesa c’è ed è negativa. Tra chi non vuole edilizia sociale nei rioni residenziali di alto livello, chi non la vuole comunque nel vicinato perché “svaluta” il valore delle proprie case , chi vuole mantenere il suo monopolio sul mercato privato, chi non vuole gli immigrati, chi gli studenti, chi non vuole comunque nuove costruzioni, sono (siamo) in troppi a fornire un alibi a quelle amministrazioni pubbliche che frenano l’edilizia sociale.
Non bastano i soldi ed i terreni per dare la risposta ai nuovi bisogni abitativi. Bisogna anche cambiare certe mentalità che vedono più problemi nell’offerta di edilizia sociale, che non nella mancanza di case per chi ne ha bisogno.
Come sempre in provincia di Bolzano siamo speciali: andiamo in crisi se le case si fanno, non se le case mancano.
(www.albertostenico.it)

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Mai come in queste ultime settimane si sente parlare, bene, dell’Autonomia Altoatesina. Sia in campo nazionale, che a livello locale, l’opinione pubblica ha rivalutato il modo col quale Italia ed Austria hanno saputo risolvere la controversia per l’Alto Adige/Südtirol. A fronte della tragedia della guerra in Ucraina, i sentimenti di ognuno di noi si concentrano sull’essenziale: il valore della pace, della democrazia, della convivenza pacifica tra popoli e, perché no, della sicurezza nell’approvvigionamento dei beni essenziali. In questi tempi di insicurezza e di paura, sono i “fondamentali” a tornare al centro dei pensieri di molti di noi. Read More

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Il ritornello è sempre lo stesso e viene ripetuto nel settore privato e addirittura in quello pubblico della provincia di Bolzano: il lavoro c’è, ma non ci sono altrettanti lavoratori disponibili. Naturalmente bisogna fare anche tutti dovuti distinguo sulla qualità del lavoro, la retribuzione, il luogo di lavoro, gli orari ed i tempi, la condizione pregiudiziale della conoscenza della lingua italiana e di quella tedesca. Sta di fatto comunque che il futuro economico del nostro territorio è condizionato nel bene e nel male, anche dalla presenza di persone disponibili e preparate per svolgere tutte le mansioni necessarie per la vita economica e sociale di una comunità. Non si tratta del solito lamento delle categorie economiche; è un problema serio e reale. Read More

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Mai come in questi giorni, con l’Ucraina sull’orlo della guerra, si sente il bisogno di capire come stiano veramente le cose. Ognuno di noi ha le sue informazioni, le sue convinzioni, forse anche i suoi pregiudizi, ma per capire veramente servirebbe sempre sentire le…due campane. Non è facile ed è pure faticoso perché richiede l’impegno di risalire a diverse fonti di informazione, ascoltare le diverse versioni dei fatti, magari direttamente dai diversi attori del conflitto. Decisamente troppo e quindi ci si affida ai propri sentimenti, alle proprie fonti di informazione trasmesse nella nostra lingua. Così ci si fa un’idea e gli altri, dall’altra parte del conflitto, fanno altrettanto, con altre fonti di informazione, con altre lingue di comunicazione. Le posizioni degli “altri” vengono descritte dai “nostri” senza che ci sia accesso diretto alle fonti. In questo modo si creano due versioni degli stessi fatti, in lingue straniere tra di loro e con narrazioni parallele che non si incontrano mai. Read More

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“Tanto, io la corrente elettrica la prendo comunque dalla presa”, era la replica del cittadino agnostico e disinteressato alle scelte poste dai diversi referendum sull’energia svoltisi negli scorsi anni in Europa. Poi col tempo, e ancora più negli ultimi giorni, tutti abbiamo compreso l’importanza di capire invece come, dove e da chi viene prodotta e distribuita l’energia che utilizziamo nella nostra vita quotidiana. Abbiamo letto e sentito che numerosi sono i soggetti attivi in questo settore in provincia di Bolzano: sono addirittura 56 e fanno capo a diversi proprietari con diverse nature giuridiche. Ci sono le società pubbliche, più largamente conosciute e fornitrici delle nostre case, ma ci sono anche i privati e non ultime le cooperative. Di tutte le 56 protagoniste del mercato dell’elettricità, del teleriscaldamento e del biogas, ben 20 sono le società in forma cooperativa partecipate dagli utenti e di proprietà degli stessi. In questo modo si è formato un panorama forte, composito, ricco di differenti culture d’impresa, differenti modi di rapportarsi con i clienti, rispettivamente utenti e soci. Read More

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